martedì 7 gennaio 2014

PRONTO? HO LO SMARTPHONE ,


Ho uno Smartphone.
Che ci sarà mai di strano? - penserete voi - Anche mio cugino Pio di 6 anni ce l'ha!!
Sono entrata nel vortice della tecnologia telefonica da sole 48 ore e Pio resterà senza dubbio ad un livello più avanzato di me, credo per sempre.
Non me ne voglia Pio, ma nonostante fossi a conoscenza del rischio rincoglionimento da smartphone, io credevo ancora che il telefono servisse per chiamare, mandare messaggi ed eventualmente svegliarmi la mattina, sempre che, nel suo database, vi fosse contemplata una suoneria abbastanza gentile da non terrorizzarmi alle 7 meno un quarto.
Solo che Amò diceva che il mio telefono era vecchio.
E brutto.
E che con non avrei potuto continuare a vivere con il mio vecchio Nokia.
Così, grazie a questa grande palla del Natale, ho un telefono che è una bomba ( in teoria) e che verrà rispedito al punto vendita entro domani (in pratica).
Ma avete idea di quale sconvolgimento ha creato in me il fatto di non avere più una rubrica?
Ho i contatti, rigorosamente tutti doppi, tra i quali grazie a Facebook e Google plus vi rientrano persone di cui nemmeno sapevo l'esistenza.
Adesso, grazie alla tastiera Qwerty, se schiaccio "A" scrivo "S", se digito "colo" esce "culo" ed impiego dai 10 ai 15 minuti per inviare un sms, col dubbio che dall'altra parte non ne arrivi nessuno o che, in alternativa, lo stesso messaggio venga spedito almeno 9 volte.
Il chè non è bello.
Continuo a fissare il mio aggeggino provando a farvi amicizia come si fa con l'arrivo di un nuovo animale in casa. Ma resto diffidente.
E nemmeno sono convinta di volermi allineare con tutte queste infinite possibilità di restare in contatto col mondo, sempre.
Mi sembra che tutte queste notifiche mi stiano defraudando della mia privacy, specialmente quando disturbano la mia doccia con l'offerta di 50 dentifrici a 5 euro o la pennichella pomeridiana, con la possibilità di accaparrarti un week end alla Pensione Pina a soli 75 euro, colazione esclusa.
A dire il vero, coi telefoni cellulari ho avuto un battesimo un po' infelice quando, circa una ventina d'anni fa, mio padre mi obbligò a trascinarmi nella borsetta il suo acquisto di nicchia: il Nec.
Il Nec non è un cantante.
Il Nec fu uno dei primi telefoni radio mobili.
Se non l'aveste mai visto, potreste facilmente farvene un'idea immaginando un mattone.
Quando l'avete visualizzato coloratelo di nero e fornitelo di 50 centimetri di antenna.
Ecco. Ora evitate di cercarlo su google.
 É proprio così.
Mio padre insistette moltissimo perchè io portassi il Nec con me in discoteca.
E ci tengo a precisare che, ai tempi, non era una cosa da fighi.
Era piuttosto da sfigati perché arrivavi con una borsa che sembravi il Dj della serata ed uscivi con il sovraspinato lesionato.
Non potevi abbandonarlo in mezzo alla pista e ballarci attorno a mò di cavernicolo col fuoco, poiché l'obbligo di tenerlo con te prevedeva il tacito accordo di riportarlo a casa integro, pena passare i successivi 2 mesi di disco music, in camera tua. Da sola.
Il vero problema era che, per infilarlo in borsa, dovevi lasciare a casa tutto il resto, dal lucidalabbra all'assorbente del "non si sa mai" ma in compenso, parola di papà,
"Dovesse succedere qualcosa...  chiama".
Ho chiamato solo una volta, in piena notte, mentre aspettavo una radiografia alla rachide cervicale.
"Papà... mi hanno tamponato!"
"Stai chiamando con il Nec?"
"Sì... sono al Pronto Soccorso"
"Brava... vedi che il telefono ti è servito!!!"
Immagino si sentisse così in pace con se stesso, che deve essersi riaddormentato perchè mi lasciò in radiologia fino al mattino seguente.
Ero diventata così esperta del reparto da improvvisarmi punto informazioni/smistamento incidentati lievi.
"Tranquillo, fanno presto... Aspetta lì, adesso ti chiamano..."
Mio padre, credo pensasse che, date le dimensioni, montandogli quattro ruote, il Nec, potesse anche riportarmi a casa!
Dopo questi telefoni dinosauro, una nuova ventata di genio, ne ridusse drasticamente le dimensioni da un estremo ad un altro.
Il motorola ne fece uno così piccolo che, per errore, potevi ingoiartelo mentre cercavi il chewing-gum ed accorgerti di averlo ingerito soltanto quando sentivi la chiamata di tua mamma vibrare direttamente nello stomaco.
Insomma, siamo passati da quelli con lo sportellino, a quelli a conchiglia, ai touch screen, agli smartphone ed ora, finalmente, anche io potrò comprare una di quelle cover in gomma da tredicenne a forma di panda rosa.
È dall'anno scorso che la desideravo, quando ne vidi una bellissima, fatta a pinguino, da un indiano sulla spiaggia.
"Amò... Quanto costerà un I-phone?"
 Mi ha risposto socchiudendo con grande sforzo l'occhio destro, dal lettino su cui stazionava al sole dalla settimana prima:-" 600 euro.... Perché?"
" mah... Perché se compro la cover dopo poi mi servirà il telefono..."
È una filosofia un po' strana, lo so.... Ma avrebbe anche potuto funzionare... Se non altro per evitare che Amò mummificasse in spiaggia.
A proposito... Se ce la faccio a digitare il 335.4567878 senza che mi rispondano dal Vietnam, chiamo la pensione Pina.
Se nei 75 euro mi include la colazione, ci torno a cercare l'indiano ambulante!
Speriamo che il pinguino vada bene anche per i Samsung o continuerò ad usare il vecchio Nokia. Giuro!
:-)