sabato 15 marzo 2014

Un nuovo modo di fare Plin Plin.

"Tesoro, che lavoro fanno i tuoi genitori?"
E'  da questa domanda, ma soprattutto dall'innocente risposta di mia figlia, che ho iniziato a pormi serie domande sulla nostra affidabilità di genitori.
"La mia mamma fa i mercatini dell'usato, il mio papà canta e suona".
In effetti dalla sua descrizione, diamo l'immagine di una famiglia di fricchettoni incapace di garantirle un qualsiasi futuro che vada al di là del poterla abbracciare, con gli occhioni compassionevoli e le braghette sporche di fango, davanti alle parole "HO FAME", scritte sul retro della scatola dei cornflakes.
Il tutto mentre papà schitarra simpatiche melodie ed io vendo braccialettini di corda.
Non è proprio così.
O almeno non del tutto.
Il suo papà ha un rispettabile e soddisfacente impiego come musicista ed io... io effettivamente mi sono data ai mercatini del riuso nel fine settimana.
Premetto che chi fa i mercatini del riuso è un ambulante precario.
Non necessita di una licenza in quanto vende roba vecchia, va alla caccia di carabattole inutilizzate nei solai e prova a rivenderle per evitare di buttare nel pattume cose, magari in buono stato, che non trovano utilizzo nel suo menage quotidiano.
I frequentatori dei mercatini del riuso sono generalmente extracomunitari che hanno nella loro cultura l'usanza dello scambio e della contrattazione, persone poco abbienti che a poco prezzo cercano gli oggetti più disparati e persone che, invece, trasformano il giro tra gli improvvisati banchetti della domenica, in un'impervia caccia al tesoro.
Io faccio parte di quest'ultima categoria ed inseguendo il sogno dell'oggetto vintage che ogni volta spero di trovare, ho deciso di passare dall'altra parte del gioco e di trasformarmi in venditrice piuttosto che in acquirente.
E la cosa mi diverte a tal punto che trascorro la settimana setacciando con occhio indagatore le case dei miei parenti, girovagando tra le loro cose come un falchetto in punta e chiedendo: "posso venderla??".
Inutile dire che mia madre ha iniziato a nascondere servizi di piatti e soprammobili nel timore che io me ne appropri abusivamente e glieli venda a 1 euro.
"Mamma.... ti serve quella maglia? E quella padella? Bello quel vasetto!!"
"Non lo vorrai mica vendere?"
"Mah... se  non lo usi...."
E' con rassegnazione ed impotenza che si volta verso mio padre e commenta in dialetto: "Lino, sta ateint cl'at cheva anca i mudant!! " (Lino sta attento che ti porta via anche le mutande).
Lino d'altro canto è piuttosto insensibile a questa mia nuova attività.
Basta che non venda il pennello col quale, da quando è in pensione, sta compulsivamente ridipingendo tutto quel vede, mi lascia fare.
Comunque io trovo quasi liberatorio alzarmi alle cinque.
Per la paura di riaddormentarmi, dopo aver rotto le palle a tutti con le 4 sveglie che punto a distanza di 5 minuti l'una dall'altra, parto alle prime luci dell'alba, prendo posizione ed allestisco la mia postazione tutta da sola.
Chiacchiero con persone simpatiche, passo una giornata in cui, per certi versi, non sono io.
Posso indossare pittoreschi cappelli, posso legarmi foulard intorno alla testa, posso infilarmi occhialoni anni '70....  perchè in questi mercatini la regola è:  "più sembri vintage, più vendi" ed io adoro essere vintage.
Ma il vero  problema del mercatino non è tanto montare cavalletti, assi ed appendiabiti Ikea che per un centimetro non entrano nel baule della macchina senza essere svitati ogni volta.
Il vero problema è che dopo essermi bevuta un thermos di the tra le sei e le otto, arrivo alle dieci con un irresistibile bisogno di fare pipì.
Niente di più normale sennonché, da sola, non mi posso allontanare dal banco.
Così, sono stata costretta ad inventarmi una soluzione.
Dopo aver osservato ed un pochino invidiato il sesso maschile, a cui basta abbassare la zip, estrarre l'organo e mollare una pisciatina contro una pianta, ho deciso di rinunciare alle buone maniere, di fare come loro, senza possibilmente dare sfoggio del mio culo ai passanti.
Mi sono munita di un apposito strumento che ho ribattezzato "il piscio".


Si tratta di uno speciale dispositivo in vendita sia monouso in carta idrorepellente, che riutilizzabile, in silicone.
Questo pappagallo femminile, ha più o meno la forma di un piccolo imbuto, dove la parte conca si appoggia alla vagina e dove, chiamiamolo così.... "il becco" ....fa le veci del pene dirigendo la pipì in qualsiasi posto basta che non siano i propri piedi.
Dopo diverse prove effettuate in solitudine nel mio bagno, ho constatato che la parte più difficile sta proprio nel guidare il becco in modo che il getto di pipì centri il buco.
Ho finalmente capito dove molti uomini impieghino le loro forze.
Mi chiedo come faccia Amò a non lasciare gocce su copritazza, piastrelle e pedane. Evidentemente servirà una certa maestria anche nel fare quello,motivo per il quale lui, da quando ho acquistato "il piscio", gode della mia piena ammirazione.
In ogni caso credo che per ogni donna valga la pena trovare un buchetto tra mascara e rossetto anche per "il piscio", perchè evita devastanti contorsioni su water zozzi e maleodoranti.
Evita di ricoprire di carta igienica tutta la circonferenza del water, evita uno sforzo eccessivo alle coscie nel tentativo di restare piegate a metà, evita di slogarsi una caviglia nel caso in cui si provi a fare pipì salendo direttamente col tacco 12 sul water.
Il problema è che, mentre tu sei così felice di poter finalmente espletare i tuoi bisogni, orgogliosamente, in piedi e leggermente incurvata all'indietro (sempre per non inzupparti le scarpe) chi ti osserva da dietro sta sicuramente pensando che tu sia un transessuale.
Pensano che tu, donna, nasconda qualcosa tra le gambe.
Iniziano a scrutarti con occhio investigatore. Ti fissano proprio lì, in mezzo alle braghe per vedere se c'è un rigonfiamento che in te, donna, non dovrebbe esserci.
Successivamente controllano la misura dei tuoi piedi ed il tuo pomo d'Adamo, ti dicono qualcosa, qualsiasi cosa, solo per ascoltare se la tua voce è a posto.
Nel migliore dei casi ti offrono 50 euro.
Ecco perché consiglio di acquistare "il piscio" indipendentemente dai mercatini.
Si aprono nuove possibilità.
Di fatto, dopo aver contrattato per 6 o 7 ore, reinscatolato l'invenduto, salutato i nuovi amici me ne torno a casa... E sono così stanca che quasi quasi mi viene voglia di riprovare a fare pipì in piedi per evitare di svestirmi e rivestirmi.
L'importante è che non mi veda mia figlia.
Non si sa mai che alla domanda "cosa fanno i tuoi genitori?" aggiunga:
"Mio papà canta e suona, mia mamma fa i mercatini e la pipì in piedi!"
Ma roba da matti!!
:-)