martedì 22 ottobre 2013

PERCHE' HO APERTO QUESTO BLOG... SE PRIMA NON SAPEVO NEMMENO COS'E' UN BLOG

Scrivo, scrivo, scrivo... ma quanto scrivo???
E' che mi sono fatta un mazzo grande come una casa per imparare a scrivere!! 
Non mi riferisco alla dialettica, alla grammatica, alla sintassi.  
Intendo che ci ho speso 5 anni di scuola superiore per imparare a battere 10 dita sulla tastiera senza guardare.
5 anni di TAT -TAT- TAT, GSG GSG GSG, UTA UTA UTA, 5 anni di tasti coperti e conteggi di parole sotto lo sguardo scrutatore della mia occhialuta professoressa.
In effetti, quando decisi a quale indirizzo scolastico votarmi, fui spinta da forti criteri motivazionali per il mio futuro. Il principale fu scegliere lo stesso istituto frequentato dalla mia migliore amica.
Non è che fossi scema, solo che i miei genitori stroncarono da subito ogni tipo di attività per la quale potevo provare la benchè minima velleità. 
Io amavo disegnare.
Purtroppo, a detta loro, il 90% di chi frequentava un istituto d'arte finiva per stringere bulloni o, in alternativa, a madonnare le piazzette liguri nelle sere d'estate.
E non era quello che avevano in mente per me.
Impazzivo per la moda. Sfiga ha voluto che la scuola da figurinista fosse un istituto meramente professionale ed io, ai tempi, ero un pochino sopravvalutata. Non so se mi auspicassero un futuro da Nobel ma di certo se questa scuola, invece di chiamarsi "I.P. Sidoli", avesse avuto un nome più altisonante avrei potuto frequentarla con gioia invece che passare la tarda infanzia a ritagliare sottovesti dal Postal Market.
Come ultima, ma non meno interessante alternativa, avrebbero potuto proporre uno scambio di figlia con la mia migliore amica.
Si iscrisse (ed io con lei) all'Istituto Tecnico Femminile "Città del tricolore", per un diploma da Perito aziendale corrispondente in lingue estere.
Di tutto questo gran parolone inizialmente mi rimase impresso solo che non si sarebbe visto un uomo nel quinquennio neanche a pagarlo:  niente occhiatine furtive tra corridoio e segreteria, nessun bigliettino nello zaino, nessun cuore col mio nome sulla porta del bagno.
Ma riuscita a sopportare l'idea di una classe di sole femmine, tra una corsa all'ultimo sacchetto di gnocco e l'altra, ho imparato a dattilografare. Sono velocissima. Un fulmine, un polipo che si mangia le lettere della tastiera.
La scrittura è rimasta l'unico punto fisso nella mia vita tra il fluttuare degli eventi.
Negli anni ho tenuto un sacco di diari. Ho un cassetto pieno di quaderni e di racconti di ogni genere.
Ho scritto quando sono stata felice ed ho scritto quando è stata ora di piangere.
E quando qualcuno scrive così tanto parrebbe che abbia qualcosa di importante da raccontare.
Non è il mio caso. O perlomeno, non mi sembra che sia il mio caso.
Così, tra un pomeriggio in negozio, un giro in macchina ed un viaggio astrale e l'altro mi sono chiesta: "cosa ho io, mancata stilista, mancata pittrice, mancato Nobel del bricollage da raccontare? "
Mi sono interrogata parecchio su quello che mi spinge a dedicare tempo e passione a questo blog.
Ed alla fine tutto è come una girella a tre strati, con una domanda per ogni strato:
strato 1) pan di spagna: "Che tipo di donna sono diventata?
strato 2) crema: "sono davvero felice?"
strato 3) cioccolato "Cosa posso fare per migliorare la mia vita?"
Intorno ai 40 si affoga inevitabilmente in mezzo a tutta questa pasticceria.
Come una lampadina che si accende all'improvviso nella testa, inizia il bisogno di stilare un bilancio della propria vita.
Una merdosa mattina ti accorgi che non puoi più competere fisicamente ed intellettualmente (per fortuna sia in peggio che in meglio) con una diciottenne, che la t-shirt rosa fosforescente è ganza da morire ma che l'espressione "ganzo da morire" non si utilizza più dagli anni '80 (ormai si dice stilosa, trendy, cool... e , per quel che ne sai tu, di "cool" ne hai solamente uno); che ogni volta che esci per lo shopping ti innamori di un tacco 12 ma, non si sa come, porti a casa una ballerina (difficile rincorrere tuo figlio al parco pubblico mentre avanzi affondando nel fango); che la mattina dopo una cena alcolica hai bisogno di 5 Alca-seltzer e di un tempo variabile dalle 24 alle 36 ore per riprendere un assetto normale; che le parole "tolleranza, gentilezza, disponibilità" potrebbero essersi perse tra i sedili dell'auto, nel bel mezzo del tragitto asilo - scuola - ufficio - supermercato - asilo - casa.
Qualcuno la definirebbe "crisi dei 40". Io ho deciso di chiamarla la "RINASCITA DEI 20 X 2".
Dopo una quindicina d'anni persi a cercare di essere sexy come Belen, intelligente come la Montalcini, simpatica come la Letizzetto, dolce come un cupcake realizzi che non esiste il clichè della donna perfetta ma esiste quello della donna che sa essere se stessa.
Capisci che quando gli occhi imparano a sorridere con sincerità invecchiano meglio.
Capisci che il fascino di chi sa mostrarsi per quello che veramente è, rimane immutato negli anni e stampato per sempre. Un timbro in fronte di chi ascolta ed un gradino assicurato sul podio della sfida quotidiana con la tua autostima. 
Non si tratta più di essere perfetti. Si tratta di saper prendere le cose per il verso giusto. 
Quello vero. Quello che se combini un disastro ti fa fare una bella risata. Quello che se incontri la "super-gnocca" al supermercato ti permette di sganciargli un sorriso tra coscia e decolleté senza girarti verso tuo  tuo marito e rivestirlo di mille improperi. Quello che se la sera ti corichi con un cesto di biancheria non lavata ti lascia dormire tranquilla.
Questo è ciò che ho appreso nella mia personale "RINASCITA DEI 20 X 2".  Ed è quello che vorrei provare a raccontare, in modo poco ortodosso forse, ma assolutamente sincero, perchè come dicevo prima, se non può essere sempre tacco dodici saranno ballerine, ma devono essere colorate, glitterate, disegnate, allegre più che mai! 
E chi se ne frega se qualcuno dirà :"guarda che scarpe quella lì!!"
Ed ho deciso di raccontare quello che capita me, nella mia strampalata e comunissima famiglia, per strappare un sorriso a tutte quelle donne, (ma anche uomini) che a volte corrono troppo veloci per ironizzare sul loro viaggio quotidiano.
Per quanto comune, sono certa che troverete piacevole sbirciare nel mondo che mi appartiene, perchè alla fin fine è lo stesso di tutti.
Ciò che vorrei essere è un'amica nei momenti in cui vorreste mandare tutti in quel posto così "cool" di cui parlavamo sopra, una pausa di sana simpatia, una panchina nel corri-corri quotidiano.
Eccolo quindi, il mio "BENVENUTI  AL CLUB DI COSE CHE CAPITANO SOLO A  ME"... tacco 12, plateux, scarpette rasoterra... le porte sono aperte a tutti.
 Parola d'ordine: ironia!!