giovedì 19 settembre 2013

LA FARFALLA MAGNETICA


Sono una fan delle filosofie orientali: la meditazione, la pratica Yoga, il rilassamento guidato, la respirazione come mezzo per modulare ansia e riacquistare serenità.
Non è una moda passeggera. 
Semplicemente sono convinta che queste discipline si plasmino su di me meglio di molte altre e compensino la mia naturale tendenza a farmi viaggi mentali che so sempre dove inizino ma mai dove finiscano.
Tale "Osho", mistico indiano, da tempo mio barbuto compagno notturno, sostiene che la mente deve rimanere nel Quieora. In parole povere invita a vivere il presente, a non lasciare che la mente vaghi per il mondo. 
Cito testualmente: "Mentre mangi, mangia; mentre cammini, cammina".
Parrebbe elementare. Non lo è. 
Qualche tempo fa, uscendo al crepuscolo dal supermercato con le borse della spesa, mi sentivo una farfalla.
Io ero il mio corpo. 
La mia mente era una svolazzante Stichophthalma gialla . 
Pervasa da una strana felicità, come capita ad inizio autunno quando l'aria sprizza di vendemmia ed il cuore è gonfio di gioia, me ne tornavo verso l'auto respirando e volteggiando con le mie borse.
Sono stata così attenta a respirare che, tragicamente, ho inciampato nella simpatica installazione dell'ultim'ora: il nuovo box raccoglilattine.  Una traversa in ferro ad altezza mozza-gambe, ha rovinosamente sbattuto i miei pensieri sul cemento, insieme alle mie borse ed a tutto il resto del mio corpo. 
La mia farfalla si è stecchita all'istante. 
Mi era già capitato di cadere diverse altre volte (la peggiore davanti al Bar del Teatro, quando per fare la figa ho tentato di aprire il passeggino con un calcio volante alla Heter Parisi e, grazie al tacco rimasto nel meccanismo infernale mi sono distrutta il coccige) ma mai, mai, uguale a un sacco di patate come quella volta del supermercato.
Il vero problema è che tutti trovano molto divertente veder cascare qualcuno. 
Un po' per la goffaggine che "il caduto" assume mentre prova ad evitare di trasformarsi in una maschera di sangue sdentata, un po' per quel sadismo  che ti assale all'idea di vedere qualcuno alle prese con la propria vergogna. 
Io ne sono sempre uscita buttandola sul comico, ironizzando sul mio status di imbranata. 
Ma quella volta non ce l'ho fatta a ridere. Mi faceva male tutto: le gambe tranciate a mezzo, le mani scorticate, lo sterno sbattuto. 
E quando un conoscente mi ha chiesto "hai bisogno di aiuto?" non ce l'ho fatta a ridere e mi sono messa a piangere.
Quando la figura di merda è troppo grande, consiglio di optare per il tragico. Non preoccupatevi delle lacrime. Più silenziose e sofferenti saranno,  maggior pena e preoccupazione indurrete nel vostro pubblico, soccorritore o spettatore che sia, in modo da rimuovere x sempre dalla loro memoria la scena da Paperissima.
L'altra sera ero all'Arena di Verona.
Anche la Sthicophthalma di Luciano Ligabue è franata al suolo.
 A dire il vero io non mi ero accorta di nulla. In quel momento stavo guardando il telefono per controllare non vi fossero stati  lanciati s.o.s dai nonni alle prese col babysitteraggio della piccola Mirea. 
Cose tipo: siamo incatenati al divano, la nonna é vestita da Peppa Pig (oddio!! ma a Carnevale non ci saranno mica in giro tante mini-Peppe??), la gatta si è suicidata.
Da grande esperta di botte ho pensato: " Se non l'ha buttata sul tragico è tutto ok".
Però provate a immaginare.... un'arena vecchia di secoli stracolma di gente incelophanata dentro ponchi multicolors, sparute gocce di pioggia in controluce, un'orchestra alle tue spalle, tu che stai cantando le tue canzoni. Cammini a braccia alzate godendo il frutto del tuo impegno consapevole che un'arena di persone è lì per te e che il tuo lavoro è la loro gioia. 
Fanculo Osho, ok che "se cammini, cammina" ma se ci distraiamo un attimo mica devi farci stramazzare al suolo!
Però stamattina ho letto che Luciano ha una microfrattura alla spalla, il chè significa che se è caduto lunedì ed oggi è mercoledì, martedì s'è fatto una risonanza alla spalla.
Sono molto solidale a questa cosa perchè anche io martedì sono andata a fare una risonanza alla spalla in una clinica della mia città.
Per evitare contaminazioni varie, il reparto radiologia è stato allocato nei sotterranei della struttura. 
E' facilmente raggiungibile seguendo il percorso blu. Se sbagli e segui quello rosso ti ritrovi in ostetricia e, a meno che tu non debba partorire, faresti lunghe rampe di scale inutilmente. 
Superati i vari step di diagnostica tipo raggi X, TAC, ect. ed annessi  pazienti ormai mummificatisi nell'attesa del loro turno, alla fine del tunnel ci trovi il cartello RM. 
Accomodatami a fianco di un vecchietto,  ho stremato tutti chiedendo a che ora avevano l'appuntamento, quante macchine c'erano, se avevano già fatto risonanze, dove avevano male...
Quando mi hanno fermato, mentre intrattenevo i vecchietti con le barzallette di Youtube, ho pensato di starmene buona e di partecipare all'abbiocco generale.
Ho sentito urlare il mio cognome mentre stavo raggiungendo la fase REM sbavellando sulla spalla del mio vicino.
Mi hanno chiamata da quella porta chiusa da più di un'ora dietro la quale iniziavamo a sospettare dell'esistenza di un tunnel spazio-temporale che ti trasporta in un'altra dimensione.
Comunque, dopo la chiamata, sono stata deportata in uno squallido spogliatoio claustrofobico. Dopo avermi specificato di restare in calze e mutande, sono stata fornita di una vestina semitrasparete in carta verde decisamente poco fashion,  di un copriscarpe e di un paio di tappi per orecchie gialli che avrebbero avuto qualche chances di entrare, solamente in quelle di Shrek.
Il problema è che questo ambiente, in quanto a colori e temperatura, assomiglia in tutto e per tutto ad una cella frigorifera.
"Fa un po' freddino qua dentro eh? "dico all'infermiere fingendo di ignorare che mi sta sbirciando le tette da sotto la vestaglietta smunta.
"Sì" tuona lui " ma lei dove pensa di andare? Ha bisogno del bagno?"
"No,  è che ero già pronta... facevo un giro..." dico coi miei tappi gialli piantati nelle orecchie.
"Aspetti lì"  mi ordina perentorio indicandomi la seggiolina in plastica bianca dentro al tugurio.
"A che ora le aprite le docce col gas? " gli dico a bassa voce mentre torno nel mio buco ghiacciato e mi siedo coprendomi la pancia.
Ci mancherebbe solo chw mi prendesse un attacco di diarrea durante l'esame!
Vengo stesa e costretta dentro ad un tubo che assomiglia auna bara color crema e lasciata immobile con una peretta antipanico in mano mentre un ta-ta-ta-ta-ta assordante mi scandaglia spalla e maroni per 20 minuti.
Ho avuto mezz'ora di tempo per meditare. 
Ho capito che questa risonanza è la punizione divina per non aver prestato attenzione a quello che stavo facendo.
Se cammini, cammina se mangi, mangia....  ma se ti senti una farfalla, prima di partire, controlla di avere davvero le ali!