domenica 27 aprile 2014

SFIDA A COLPI DI POESIA

Ok... É la prima volta ed accetto la sfida che Firmatocarla mi ha lanciato!
È una sfida a colpi di poesia per cui dovrò scrivere un'ape sia che amo, rilanciare la sfida ad altre 5 blogger che avranno ben 24 ore di tempo per fare altrettanto.
Nel caso non accettassero dovranno regalarmi un libro.

Bene, detto questo la mia poesia si chiama come me.
Barbara di Jacques Prévert.
Mi piace molto di più in francese così posto le due versioni!

Barbara di Jaques Prévert - versione italiana

Ricordati Barbara
Pioveva senza tregua quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Raggiante rapita grondante, sotto la pioggia
Ricordati Barbara
Pioveva senza tregua su Brest
E t'ho incontrata in rue de Siam 
E tu sorridevi, e sorridevo anche io 
Ricordati Barbara 
Tu che io non conoscevo 
Tu che non mi conoscevi 
Ricordati, ricordati comunque di quel giorno 
Non dimenticare 
Un uomo si riparava sotto un portico 
E ha gridato il tuo nome 
Barbara 
E tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggia 
Grondante rapita raggiante 
Gettandoti tra le sue braccia 
Ricordati di questo Barbara 
E non volermene se ti do del tu 
Io do del tu a tutti quelli che amo 
Anche se non li ho visti che una sola volta 
Io do del tu a tutti quelli che si amano 
Anche se non li conosco 
Ricordati Barbara, non dimenticare 
Questa pioggia buona e felice 
Sul tuo viso felice 
Su questa città felice 
Questa pioggia sul mare, sull'arsenale 
Sul battello d' Ouessant 
Oh barbara, che cazzata la guerra 
E cosa sei diventata adesso 
Sotto questa pioggia di ferro 
Di fuoco acciaio e sangue 
E lui che ti stringeva fra le braccia 
Amorosamente 
È forse morto disperso o invece vive ancora 
Oh Barbara 
Piove senza tregua su Brest 
Come pioveva prima 
Ma non è più cosi e tutto si è guastato 
È una pioggia di morte desolata e crudele 
Non è nemmeno più bufera 
Di ferro acciaio sangue 
Ma solamente nuvole 
Che schiattano come cani 
Come cani che spariscono 
Seguendo la corrente su Brest 
E scappano lontano a imputridire 
Lontano lontano da Brest
Dove non c'è più niente

Barbara di Prévert - Versione originale

Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
Epanouie ravie ruisselante Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t'ai croisée rue de Siam
Tu souriais, et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi, Rappelle-toi quand même ce jour-là
N'oublie pas
Un homme sous un porche s'abritait
Et il a crie ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t'es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m'en veux pas si je te tutoie
Je dis tu a tous ceux que j'aime
Même si je ne les ai vus qu'une seule fois
Je dis tu a tous ceux qui s'aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara, n'oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer, sur l'arsenal
Sur le bateau d'Ouessant
Oh Barbara, quelle connerie la guerre
Qu'es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d'acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n'est plus pareil et tout est abîmé
C'est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n'est même plus l'orage
De fer d'acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l'eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.
Ed  ora lancio la sfida a 



Buon lavoro!!!

giovedì 24 aprile 2014

Racconto semiserio di un viaggio in Marocco - parte 1 (della partenza e dei matti)

Con sforzi difficilmente ripetibili Amò è riuscito a trovare il parking per Malpensa al prezzo più basso possibile. Un prezzo così irrisorio per nove giorni di sosta al coperto, per il quale dubito che al nostro rientro ritroveremo ancora l'auto o che, al massimo, la riprenderemo intatta!!
 I miei sospetti si rafforzano quando tra decine e decine di frecce, l'unico parcheggio di cui non c'è segno di esistenza, è proprio il nostro.
Fortunatamente, dopo un lento girovagare tra i dintorni dell'aeroporto, là, seminascosto, ultimo in fondo, un capannone solitario smentisce tutti i miei dubbi.
Il parking c'è sul serio!
Veniamo caricati su un furgoncino sgangherato con un fantastico specchietto retrovisore rosa shokking ricavato da uno di quegli specchi che usa mia nonna, debitamente incollato alla portiera con ripetuti giri di nastro da pacchi.
Sbrigate le formalità aeroportuali, mi faccio il segno della croce e salgo sull'aereo con la stessa verve con la quale mi accomoderei distintamente dentro ad una bara.
Esulto per il posto "lato finestrino" che mi è stato assegnato e mi preparo a pilotare mentalmente l'aereo fino a Barcellona.
Ho letto da qualche parte che se ognuno di noi consumasse qualcosa, tipo un panino od una bibita dal servizio bar delle compagnie aeree low cost, il Sig. Ryan Air o il Sig. Easy Jet potrebbero farci viaggiare senza pagare il biglietto.
Così, per scaramanzia, tanto per devolvere un po' di Euro alla sicurezza di voli futuri, mi becco una bottiglietta d'acqua che mi è costata tanto quanto il parcheggio di Amò.
"Avevo sete!! " mi giustifico con la gola secca, mentre lui mi guarda allibito.
Non parla, ma immagino mi stia dando della "polla".
Sbarchiamo a Barcellona dopo un'oretta abbondante di volo.
Vale la pena andare a  Barcellona solo per scendere in aeroporto.
Potresti andare in vacanza a Barcellona e girovagare una settimana dentro al Terminal Uno senza mai uscirne.
Bar, negozi, uno store del Barça che ti fa venire voglia di comprarti una muta da calciatore anche se del calcio non sai nulla, anche se non ricordi Byron Moreno e i mondiali del 2002.
E poi la gente parla con quella "R" arrotata tipica degli spagnoli e quella "s" così sexy che ti viene voglia di restarci per sempre lì, a vagare col tuo trolley e a spiluccare tapas e coca cola.
Noi purtroppo dobbiamo correre, niente maglia blaugrana e niente espadrillas. Dobbiamo salire di corsa su un altro aereo diretto a Tangeri.
Fanculo il Sig. Vueling, stavolta non bevo niente.
Mentre sono estasiata da quello che riconosco come lo stretto di Gibilterra decido di rilassarmi e godermi l'atterraggio.
Vi consiglio vivamente Amò come compagno di viaggio.
E' in grado di dormire dal decollo all'arrivo.
Se l'aereo traballa per più di 5 minuti, avrete la possibilità di vederlo aprire l'occhio sinistro, per poi richiuderlo ed addormentarsi più profondamente, cullato dal dondolio che, suppongo, riporti il suo io alla primissima infanzia.
Tranquilli però... in pieno attacco di panico potrete contare su una sbavellata
proprio sulla spalla, vi distrarrete per recuperare un kleenex e  cuore e respiro torneranno alla normalità!!
Toccata terra, compiliamo i ticket per i visti di ingresso in Marocco e ci mettiamo in fila per il controllo passaporti.
Inizi a capire che qui non ci vuole fretta.
Mentre la nostra borsa passa e ripassa sul nastro trasportatore al di là della vetrata noi avanziamo lentamente fino a quando, verso il 25° giro, riusciamo a riappropriarcene+o e a dare finalmente inizio alla vacanza!
All'uscita c'è Zaid, un ragazzo contatto via web che ci saluta, ci fa accomodare in auto e via.... via da Tangeri verso Tetouan.
La Lonely Planet ne parla come una piccola perla.
Un villaggio tutto bianco abbarbicato sulla montagna, patrimonio dell'Unesco.
Il primo impatto che ho avuto io, appena scesa dall'auto, è stata di una gran confusione.
Gente, mercati, bancarelle di frutta, profumo di arance, di spezie, di pollo, di gatto, di caldo e ancora di gente. Gente col capo coperto da fazzoletti colorati, da cappelli di paglia, da coppoline bianche. Teste abbronzate che avanzano verso di me. Occhi che guardano. Guardano i miei capelli, guardano come sono vestita, guardano lo zaino, guardano il mio sorriso. A volte ricambiano ma spesso no. E tutti camminano. Avanzano. Parlano. Suoni, rumori, grida. Nessuna musica. Di canzoni intendo.
Mi sento leggermente intimorita.
Devo fare amicizia con un mondo che non conosco ancora e mi ci vuole tempo. Decido di fumare una sigaretta in un angolo, fuori dalla folla, da sola.
Devo guardare. Devo essere io a guardare e non io ad essere guardata.
E' che sono stata buttata di colpo dall'aereo così statico, ordinato, allacciato, alla realtà troppo in fretta.
Fumo la mia sigaretta di fianco al pattume.
Amò interrompe i miei pensieri.
"Ma proprio lì devi metterti? Di fianco al matto?"
Sì. Sono di fianco al matto del parcheggio che impreca verso il cielo, gira in tondo e parla col suo amico immaginario.
Ferma qualcuno e ricomincia ad imprecare.
Ce ne sono ovunque di personaggi così. Forse ne esiste uno in ogni parcheggio del mondo. Semplicemente io non dovrei essere dove è lui. Ecco tutto.
Compriamo una banana, beviamo qualcosa in un bar.
Sono l'unica donna seduta in un bar a Tetouan. Mi sento a disagio.
Mi sento a disagio anche perchè sembra che la mia figura attiri tutti i matti del paese.
Il secondo matto del paese si siede di fronte a me.
Mi guarda e ride.
Come mi alzo si siede al mio posto ed arraffa il mio bicchiere di Fanta. Beve.
"ne vuoi?" chiedo in francese.
Fa segno di sì con la testa.
Gli verso un bicchiere di Fanta da quel che resta dalla mia bottiglietta e mi allontano.
"tutti te.... vero??" mi dice Amò spazientito.
Cosa posso farci....
Voglio solo fermarmi un attimo.
Dopo un'altra ora di auto con il buon Zaid arriviamo a Chefchaouen.
Chefchaouen è una piccola perla d'Africa.
E' anche il posto dove tutti ti offrono da fumare ma questo non conta.
Basta dire di no se non sei interessato o dire di sì se hai voglia di sfiondarti di canne.
Ognuno faccia come desidera.
E' comunque un paesino di circa 50.000 abitanti tutto blu.
Ogni casa, ogni bidone, ogni secchio, ogni sacco è tinto di una nuance bluette che regala al posto un nonsochè di magico.
Pare che il vero motivo sia che questo tipo di colore allontani gli insetti.
Sorge il dubbio che ci sia anche il bisogno di attirare i turisti.
Resta il fatto che raramente un posto mi ha affascinato così.
La medina (città vecchia) è piccola e facilmente percorribile tra vicoletti, fontane, piccoli negozietti di artigiani, hammam pubblici e mini market.
Il vociare di donne e bambini non ti abbandona mai.
Personalmente potrei restare qui per sempre.
La piazzetta è a ridosso della kasba, col suo cortile interno curato ed ordinato, le sue piante di arance e di lavanda profumata.
Un albero addobbato con le lucine di natale bianche sta proprio al centro della piazzetta. Sono stanca ma felice. Ceniamo sulla terrazza di un ristorantino che si chiama "Aladin, la lampe magique", niente di più azzeccato. Assaggiamo il nostro primo cous cous e dopo una passeggiata crolliamo a letto nel piccolo riad color del cielo.
Marhaba Marocco.
Benvenuto Marocco.
.... to be continued


venerdì 18 aprile 2014

SI PARTE!!!

Siamo in partenza!!!
Io e Amò ci concediamo un piccolo viaggio!
La nostra amata figlioletta ha deciso invece di non seguirci e di trascorrere una breve vacanza nei due favolosi hotel/campi divertimenti "LE CASE DEI NONNI", per assicurarsi le più amate coccole, i più assoluti calpestamenti di divieti (ma questo noi non lo verremo mai a sapere!)e le più favolose scorpacciate di cibo nonnesco.
Come biasimarla se ha boicottato tajin e cous cous, notti in bivacco, ore di strade polverose e passeggiate tra souk profumati, in cambio di una tranquilla settimana dove verrà incoronata principessa del mondo?!?
Non si può!
Eppure io mi sento una piccola, misera mammetta abbandonatrice di prole.
C'è la parte consapevole del mio cervello che mi dice "starà meglio che con voi, sarà curata e coccolata e, nello stesso tempo, voi due (che saremmo io e Amò) potrete concedervi il primo vero viaggio dopo 7 anni".
Ma c'è anche la parte viscerale di colei che ha messo al mondo un figlio e lo vuole proteggere ad oltranza.
La parte che continua a ripetermi: "stai a casa... non lasciarla, se ha bisogno di te, tu sarai lontano!"
In altre parole la mia parte viscerale mi fa sentire una piccola cacca.
Se a questo conflitto aggiungiamo che ho una folle paura di volare, il cerchio si chiude lasciandomi in uno stato di prostrazione pre-partenza che fa venire voglia a chi mi sta a fianco, di annullare tutto e di portarmi due giorni a Cesenatico.
Così, mi sto interrogando sull'idea del viaggio e di cosa esso rappresenti.
Un viaggio è una scoperta.
E' incontrare nuove culture.
E' osservare, imparare, confrontare.
Un viaggio è apertura.
Ma è anche un lasciarsi alle spalle la quotidianità.
Interrompere i gesti che si ripetono ogni giorno, la sicurezza della propria casa, dei propri cari, degli oggetti da cui ci siamo, nel tempo, circondati.
E per una maniaca del controllo quale sono, questa parte del viaggio crea non poche difficoltà.
Innanzitutto, un po' per lo stesso motivo per cui amo tanto guidare la macchina, per partire serena dovrei essere io a pilotare l'aereo.
Non avendo ancora un brevetto di aviazione sarò costretta a cedere i comandi dell'aeromobile al capitano e mi accontenterò di supervisionare il volo dal finestrino, mantenendo il contatto terra-aria con lo sguardo, utilizzando tutti i miei sforzi telecinetici per sostenere il peso dell'aereo e mantenerlo sospeso in aria.
Dovrò rimanere vigile ed attenta a scattare verso le uscite di sicurezza e dovrò leggere almeno quattro volte le istruzioni di apertura del giubbotto di salvataggio memorizzandole alla perfezione.
Inutile dire che questo duro e tutt'altro che rilassante lavoro, protratto per 3-4-12 ore, mi porta ogni volta alla meta sfinita, come se in vacanza ci fossi arrivata a nuoto.
Una volta, ho seguito il consiglio di qualche genio di prendermi un tranquillante.
Il problema è che l'idea di avere in me una pasticca che stava agendo sulla mia mente ha raddoppiato la mia ansia e sono stata malissimo per tutto il volo, addormentandomi di botto solo a casa, mentre cercavo di ingurgitare una forchettata di fusilli al pomodoro, durante la cena.
In quell'occasione devo aver talmente rotto le palle che Amò mi ha lasciato dormire sulla tovaglia fino alle 3 del mattino, quando mi sono svegliata tossendo, mentre il fusillo, in bocca da circa due ore, provava a soffocarmi.
Ma superato il piccolo scoglio dell'aereofobia, che comunque non mi ha  mai impedito di viaggiare e che spero prima o poi passerà, è indubbio che ogni viaggio arricchisca la nostra vita, nutrendola con qualcosa di nuovo da ricordare, da raccontare e da mettere in pratica.
Per cui vale sempre la pena partire!
Abbiamo stabilito di comune accordo un tour che ci piacerebbe fare, ci siamo muniti di una bella Lonely Planet (che considerate le tante compagnie low cost ormai è più cara del biglietto aereo!) e siamo in attesa di partire.
Io ho iniziato a seguire un corso on line di arabo.
Giro per casa da un paio di giorni, sbiacicando salam-aleikum, waleikum salama, tanto per calarmi nella parte e rendermi inevitabilmente conto che, tutti i marocchini parleranno italiano e sarebbe stato sufficiente sfoderare un cordiale " buongiorno".
In compenso però non ho ancora pensato ai bagagli.
Credo che porterò solo un paio t-shirt e qualche bermuda, anche perché il resto dei 24 chili di bagaglio disponibile sarà occupato dalla valigetta dei medicinali.
Ho stilato una perfetta lista di pronto soccorso, con materiale che spazia dal disinfettante all'antibiotico, il ché é tutto un dire sulla mia ipocondria.
Sono certa che quando rimarrò senza mutande pulite rimpiangerò le 32 scatole di tachipirina che hanno rubato il loro posto in borsa!
In compenso però ho comprato un nuovo paio di sandaletti da trekking che non vedo l'ora di distruggere tra le sabbie del deserto, cavalcando il mio dromedario.
Ho già avuto un'esperienza coi cammelli in Oman e onestamente pensavo fossero un po' meno alti. Vederli avanzare verso di me dondolando a destra e sinistra il loro muso ha avuto un nonsoché di inquietante.
Amó sa come sono fatta così mi lascia fare.
Sa benissimo che per i primi due giorni mi lamenterò di tutto per poi finire felice sulla soma di un somarello ad esplorare le medine di Fez con lo sguardo soddisfatto.
Sa che mi faró spalmare l'olio di argan sulle gambe, che mi commuoveró quando sarà ora di tornare e che, inevitabilmente, lascerò un piccolo pezzo del mio cuore anche in questo paese.
Ci é abituato ed é per questo che non vede l'ora di andare nonostante stia sfracassando le scatole da una settimana. (L'importante é esserne consapevoli!)
Io mi aspetto di tornare leggera. Piena di entusiasmo, di nuovi colori e nuovi sapori.
Mi aspetto di avere un sacco di foto da mostrare alla mia piccola, un sorriso più sereno, un cuore arricchito da nuove amicizie e da un amore che, per tanti motivi, ha bisogno di prendersi un po' di tempo e di camminare con calma.
Poi, al ritorno ci sarà sempre chi abbracciare con rinnovato amore.
Ed in attesa di nuove "cose che capitano solo a me" da raccontare, intanto vi saluto.
Speriamo sia un buon viaggio!
:-)








giovedì 27 marzo 2014

LA FASE PRE

Le mattine iniziano con la colazione.
Ci sono colazioni in cui l'attività più esaltante che riesco a porre in essere è quella di girare e rigirare il cucchiaino nella tazza di the.
Guardo il miele colare lentamente nel liquido ambrato, ascolto il titinnare dell'acciaio sulla ceramica ed osservo come si sciolga completamente nell'acqua calda, partendo da dorate linee astratte fino a scomparire del tutto.
I pensieri si perdono, il mento mollemente sorretto dall'altra mano, pian piano scende fino a quando le labbra toccano la tovaglia.
Alzo gli occhi e con disgusto guardo Amò intento a fagocitare soddisfatto un panino alla marmellata.
Mi arriva la sua voce.
Potrebbe indifferentemente dirmi "ti amo" o "sei una merda" che otterrebbe la stessa identica reazione.
Senza capirne il motivo, mi vede scoppiare a piangere e con voce lagnosa viene insultato perchè è colpa sua se è finito lo zucchero, è colpa sua se il   gatto è rimasto chiuso in cucina, è colpa sua se piango ed è colpa sua se l'Irpinia è stata rasa al suolo nel terremoto dell'80.
Signori e signore, ecco a voi la sindrome premestruale!!
Cammina in background nel cervello di una donna da dopo l'ovulazione fino a manifestarsi, in tutta la sua forza, qualche giorno prima del mestruo.
Con assoluta indiscriminazione colpisce ogni essere femminile.
Inspiegabilmente, in questo periodo, una donna mangia il doppio.
Ingurgita cioccolato a chili (pare che sia il bisogno di magnesio), biscotti, raddoppia le porzioni di pasta e risotto ai funghi.
Qualche volta cade nella tentazione di comprare quelle caramelle gelatinose e quelle liquerizie ripiene che ungono i vasi delle tabaccherie.
Come se fossero uno spuntino ipocalorico, le infili in bocca, una dopo l'altra, pensando: "questa è l'ultima, questa è l'ultima...", ma continui, fino a quando il bolo plastico-zuccheroso che si è materializzato nel tuo stomaco ti fa venire la nausea.
Poi, gonfia come un pallone, ti guardi allo specchio, ti metti di profilo e vedi una pancetta dura e rotonda più del solito e sei costretta a rifarti un altro the caldo, nel quale rigirerai il cucchiaino per le successive due ore di catalessi.
Punto uno.
Punto due non è semplice far capire a chi ti dice "buongiorno", il perchè del tuo sguardo truce, della tua voce stridula e del tuo mascara mezzo colato.
Stamattina, mi sono presentata alla prima seduta dall'osteopata col rigagnolo di una lacrima che ha cancellato tutta la terra dalla guancia.
Sì, perchè nella fase premestruale una donna piange e lascia le cose a metà.
Non ha voglia di rimettere a posto il trucco.
A volte non ha voglia nemmeno di fare un abbinamento decente coi vestiti.
I panni stesi ad asciugare restano lì fino a quando non raggiungono la morbidezza di un'asse di legno e le faccende domestiche si riducono all'indispensabile.
Senza contare che si diventa irritabili e sbadate.
Personalmente faccio cadere tutto: il bicchiere mentre verso l'acqua, i biscotti mentre li ripongo in dispensa, il sapone mentre mi lavo le mani, il telefono mentre rispondo.
Amò mi guarda e commenta: "sei sempre tu...."
Un commento che potrebbe anche avere un nonsochè di carino ma che, in quei giorni, pare essere un'offesa inaccettabile in grado di far scaturire una lite furibonda che si trascina, tra silenzi ed occhiatacce, fino a tarda notte.
Poi, arriva il giorno in cui ti siedi sul water per fare pipì e trovi una macchietta rossa sugli slip.
Fumata bianca.
E tutto torna alla normalità.
Il cucchiaino ricomincia a camminare nel the, giusto i quattro secondi necessari a sciogliere il miele, lo sguardo alza il livello pomo d'adamo del tuo interlocutore, le mani aggiustano la presa, il sorriso torna ad albergare sul tuo viso.
Se lui ti dice "ti amo" sei in pieno  potere mentale di rispondere "anche io..." (o "io no...." ma questo non è il punto focale della cosa).
Se lui ti dice "sei una merda" puoi anche rispondere"anche tu..." (difficilmente immagino si possa rispondere "tu no...." a meno che non si possegga un grande spirito di fratellanza cristiana).
In ogni caso, se ti dice"sei sempre tu..." puoi vedere il bicchiere mezzo pieno e considerarla una cosa positiva nonostante nella frase possano coesistere mille significati subliminali!!
Ma di tutto questo affare pre e post mestruale l'uomo cosa ne pensa?
Io ho il dubbio che non ci creda  o che sia costretto a crederci per non impazzire.
Lui. Lui che è triste se c'è qualcosa di reale per cui dispiacersi, lui che è incazzato se perde la sua squadra di calcio ed è felice se la sera trova una cena calda ed un eventuale caldo dopo cena, lui che piange solo quando ha la congiuntivite.
Lui, come fa a credere al fluttuare degli sbalzi ormonali di una donna?
Discutendo delle differenze tra uomo e donna, qualcuno un tempo mi disse: "voi avete il ciclo, noi abbiamo la barba da farci tutti i giorni"
Come se le due cose fossero paragonabili.
Come se il crescere di un po' di peli sul viso creasse un qualsiasi sconvolgimento nell'affrontare la giornata.
Come se una donna potesse decidere liberamente se avere o non avere il ciclo con la stessa tranquillità con cui un uomo può decidere di farsi o non farsi la barba.
Vorrei che per un mese, solo per un mese, ci si potessero scambiare i sessi.
Vorrei vedere se Amò comprerebbe il tofu ed il seitan o quattro Kinder Pinguì ed un panino alla mortadella!!
Mi piacerebbe vedere la sua faccia quando gli commenterei "ah... sei sempre il solito" la prima mattina che un mirtillino gli cade per terra!
(nel caso non si capisse... anche io sto aspettando che arrivi il ciclo!!!)
Mi alterno tra momenti di commozione ed attimi di acidità corrosiva.
Il mio problema (ma soprattutto quello di Amò) è che il mio ciclo non è regolare.
Motivo per il quale, il mio premestruo (e quello di amò) dura circa un mesetto....di pari passo con le nostre probabilità di separazione. ;-)
Per fortuna un mesetto ogni due ci lascia il tempo di recuperare.
Credo sia questo il motivo per cui siamo ancora insieme.
Sono certa che se i miei tempi fossero stati più ravvicinati sarebbe già scappato a gambe levate.......
ed io a corrergli dietro gridando "se ce l'avessi tu!!!!"
Porta pazienza Amò......
:-)

sabato 15 marzo 2014

Un nuovo modo di fare Plin Plin.

"Tesoro, che lavoro fanno i tuoi genitori?"
E'  da questa domanda, ma soprattutto dall'innocente risposta di mia figlia, che ho iniziato a pormi serie domande sulla nostra affidabilità di genitori.
"La mia mamma fa i mercatini dell'usato, il mio papà canta e suona".
In effetti dalla sua descrizione, diamo l'immagine di una famiglia di fricchettoni incapace di garantirle un qualsiasi futuro che vada al di là del poterla abbracciare, con gli occhioni compassionevoli e le braghette sporche di fango, davanti alle parole "HO FAME", scritte sul retro della scatola dei cornflakes.
Il tutto mentre papà schitarra simpatiche melodie ed io vendo braccialettini di corda.
Non è proprio così.
O almeno non del tutto.
Il suo papà ha un rispettabile e soddisfacente impiego come musicista ed io... io effettivamente mi sono data ai mercatini del riuso nel fine settimana.
Premetto che chi fa i mercatini del riuso è un ambulante precario.
Non necessita di una licenza in quanto vende roba vecchia, va alla caccia di carabattole inutilizzate nei solai e prova a rivenderle per evitare di buttare nel pattume cose, magari in buono stato, che non trovano utilizzo nel suo menage quotidiano.
I frequentatori dei mercatini del riuso sono generalmente extracomunitari che hanno nella loro cultura l'usanza dello scambio e della contrattazione, persone poco abbienti che a poco prezzo cercano gli oggetti più disparati e persone che, invece, trasformano il giro tra gli improvvisati banchetti della domenica, in un'impervia caccia al tesoro.
Io faccio parte di quest'ultima categoria ed inseguendo il sogno dell'oggetto vintage che ogni volta spero di trovare, ho deciso di passare dall'altra parte del gioco e di trasformarmi in venditrice piuttosto che in acquirente.
E la cosa mi diverte a tal punto che trascorro la settimana setacciando con occhio indagatore le case dei miei parenti, girovagando tra le loro cose come un falchetto in punta e chiedendo: "posso venderla??".
Inutile dire che mia madre ha iniziato a nascondere servizi di piatti e soprammobili nel timore che io me ne appropri abusivamente e glieli venda a 1 euro.
"Mamma.... ti serve quella maglia? E quella padella? Bello quel vasetto!!"
"Non lo vorrai mica vendere?"
"Mah... se  non lo usi...."
E' con rassegnazione ed impotenza che si volta verso mio padre e commenta in dialetto: "Lino, sta ateint cl'at cheva anca i mudant!! " (Lino sta attento che ti porta via anche le mutande).
Lino d'altro canto è piuttosto insensibile a questa mia nuova attività.
Basta che non venda il pennello col quale, da quando è in pensione, sta compulsivamente ridipingendo tutto quel vede, mi lascia fare.
Comunque io trovo quasi liberatorio alzarmi alle cinque.
Per la paura di riaddormentarmi, dopo aver rotto le palle a tutti con le 4 sveglie che punto a distanza di 5 minuti l'una dall'altra, parto alle prime luci dell'alba, prendo posizione ed allestisco la mia postazione tutta da sola.
Chiacchiero con persone simpatiche, passo una giornata in cui, per certi versi, non sono io.
Posso indossare pittoreschi cappelli, posso legarmi foulard intorno alla testa, posso infilarmi occhialoni anni '70....  perchè in questi mercatini la regola è:  "più sembri vintage, più vendi" ed io adoro essere vintage.
Ma il vero  problema del mercatino non è tanto montare cavalletti, assi ed appendiabiti Ikea che per un centimetro non entrano nel baule della macchina senza essere svitati ogni volta.
Il vero problema è che dopo essermi bevuta un thermos di the tra le sei e le otto, arrivo alle dieci con un irresistibile bisogno di fare pipì.
Niente di più normale sennonché, da sola, non mi posso allontanare dal banco.
Così, sono stata costretta ad inventarmi una soluzione.
Dopo aver osservato ed un pochino invidiato il sesso maschile, a cui basta abbassare la zip, estrarre l'organo e mollare una pisciatina contro una pianta, ho deciso di rinunciare alle buone maniere, di fare come loro, senza possibilmente dare sfoggio del mio culo ai passanti.
Mi sono munita di un apposito strumento che ho ribattezzato "il piscio".


Si tratta di uno speciale dispositivo in vendita sia monouso in carta idrorepellente, che riutilizzabile, in silicone.
Questo pappagallo femminile, ha più o meno la forma di un piccolo imbuto, dove la parte conca si appoggia alla vagina e dove, chiamiamolo così.... "il becco" ....fa le veci del pene dirigendo la pipì in qualsiasi posto basta che non siano i propri piedi.
Dopo diverse prove effettuate in solitudine nel mio bagno, ho constatato che la parte più difficile sta proprio nel guidare il becco in modo che il getto di pipì centri il buco.
Ho finalmente capito dove molti uomini impieghino le loro forze.
Mi chiedo come faccia Amò a non lasciare gocce su copritazza, piastrelle e pedane. Evidentemente servirà una certa maestria anche nel fare quello,motivo per il quale lui, da quando ho acquistato "il piscio", gode della mia piena ammirazione.
In ogni caso credo che per ogni donna valga la pena trovare un buchetto tra mascara e rossetto anche per "il piscio", perchè evita devastanti contorsioni su water zozzi e maleodoranti.
Evita di ricoprire di carta igienica tutta la circonferenza del water, evita uno sforzo eccessivo alle coscie nel tentativo di restare piegate a metà, evita di slogarsi una caviglia nel caso in cui si provi a fare pipì salendo direttamente col tacco 12 sul water.
Il problema è che, mentre tu sei così felice di poter finalmente espletare i tuoi bisogni, orgogliosamente, in piedi e leggermente incurvata all'indietro (sempre per non inzupparti le scarpe) chi ti osserva da dietro sta sicuramente pensando che tu sia un transessuale.
Pensano che tu, donna, nasconda qualcosa tra le gambe.
Iniziano a scrutarti con occhio investigatore. Ti fissano proprio lì, in mezzo alle braghe per vedere se c'è un rigonfiamento che in te, donna, non dovrebbe esserci.
Successivamente controllano la misura dei tuoi piedi ed il tuo pomo d'Adamo, ti dicono qualcosa, qualsiasi cosa, solo per ascoltare se la tua voce è a posto.
Nel migliore dei casi ti offrono 50 euro.
Ecco perché consiglio di acquistare "il piscio" indipendentemente dai mercatini.
Si aprono nuove possibilità.
Di fatto, dopo aver contrattato per 6 o 7 ore, reinscatolato l'invenduto, salutato i nuovi amici me ne torno a casa... E sono così stanca che quasi quasi mi viene voglia di riprovare a fare pipì in piedi per evitare di svestirmi e rivestirmi.
L'importante è che non mi veda mia figlia.
Non si sa mai che alla domanda "cosa fanno i tuoi genitori?" aggiunga:
"Mio papà canta e suona, mia mamma fa i mercatini e la pipì in piedi!"
Ma roba da matti!!
:-)



lunedì 10 marzo 2014

LIEBSTER AWARD


Ebbene, ringrazio DOPPIOGEFFERCONGHIACCIO per avermi insignito di questo premio che, come al solito, richiede un lavoro piuttosto impegnativo ma che, in cambio, mi permette di aggiungere questo favoloso riconoscimento sul mio blog.
In pratica quello che si deve fare è:

1)Ringraziare chi ti ha nominata
2)Rispondere alle sue dieci domande
3)Nominare almeno dieci blogger con meno di 200 followers
4)Comunicare la nomina
5)Proporre dieci domande a cui debbono rispondere i blogger nominati

Cominciamo dal rispondere alla domande che la cara Doppiogeffer mi ha posto.

1)Qual è il tuo sogno nel cassetto?
E' un po' strano ma i sogni nel cassetto sono quelli che si mettono via. Ebbene io, in quel cassetto non ne ho ancora messo nemmeno uno, nel senso che sono convinta che i sogni siano eterni. Una cosa che desidero immensamente in questo momento é che Amò la smetta di provare i suoi pezzi hard core in salotto e che, dolcemente, porti il suo culo da un'altra parte!:-)

2)Qual è il tuo libro preferito?
Potrebbero essere tantissimi. Vado su Tre volte all'Alba di Baricco.

3)Se tu potessi esprimere un desiderio soltanto, cosa chiederesti?
Penso che riguarderebbe la salute e la serenità per tutte le persone che amo.

4)Credi nell'aldilà?
Non nel Paradiso. Credo che la nostra anima torni a vivere sulla terra in altre forme per finire quello che ha iniziato nelle vite precedenti. Chi vuole puó insultarmi.

5)Perchè mi segui?
Perché adoro il tuo senso ironico, il cinismo e la simpatia che metti nei post!
E perché anche io vorrei essere una studentessa universitaria in delirio!!!

6)Qual è il tuo primo pensiero appena sveglio/a?
"Oh no!!!!!  Ho dormito ancora sul divano!!!!!"

7)Hai un gesto scaramantico? Se sì qual è?
Le corna.... Tié!

8)Cosa avresti voluto fare "da grande"?
La stilista.

9)Riusciresti a stare un giorno intero senza internet?
Decisamente sì. Anche un anno.

10)Mi dai cinquanta euro?
Sì.... Tu però mi spedisci una vagonata di arancini???

Ora vi lascio le domande alle quali i "nominati" (c'é la tredicesima edizione del grande fratello!!! Sì sì, potete andare a Roma e dar fuoco alla casa... Possibilmente per sempre) dovranno rispondere.

1) se potessi entrare nel mondo delle favole, che personaggio vorresti essere? Perché?
2) chi é il tuo attore preferito?
3) dovessi cambiare città o paese, dove ti piacerebbe trasferirti?
4) hai mai collezionato qualcosa? Cosa?
5) hai mai dimenticato la tua prima cotta?
6) qual'é il tuo colore preferito?
7) qual'é il tuo peccato capitale?
8) di quale cibo non smetteresti di ingozzarti?
9) cosa ti piacerebbe ricevere per un ipotetico prossimo regalo?
10) da cosa non ti separeresti mai?

Ultimo ma non meno importante: i nominati!!!

http://firmatocarla.blogspot.it/
http://www.elisamaioli.blogspot.it/
http://pinksally.blogspot.it/
http://imnotgossipgirl.blogspot.it/
http://loveis-chiacchieresullamore.blogspot.it/
http://tiasmo.wordpress.com/
http://sonoqui.wordpress.com/
http://conamoreesquallore.blogspot.it/
http://goccedisabbia.wordpress.com/
http://stupidoamore.blogspot.it/


Buon lavoro!



sabato 1 marzo 2014

CENERENTOLA A CARNEVALE OGNI SCHERZO VALE

Mentre ancora la scatola coi resti del Pandoro mangiato a metà, fa bella mostra di sè, capovolta sul ripiano più alto della  cucina, siamo arrivati al Carnevale.
Senza nemmeno accorgercene, quando la dispensa inizia a riempirsi di chiacchiere, frittelle o di qualsiasi tipo di dolcetto fritto esistente, noi iniziamo a chiederci se, per caso, non sia giunto il momento di buttare via quel panettone.
Il panettone aperto, può venire ignorato per mesi dentro quello sportello come se godesse di una qualche particolare forma di vita propria,  come se quello zucchero a velo che lentamente si è trasformato in muschio, potesse ancora, in qualche modo restare mangiabile.
Comunque sia, nonostante il resistere del dolce natalizio, il tempo delle maschere ha superato quello dei babbi natali che giacciono già tutti inscatolati nelle soffitte.
Io ho sempre amato travestirmi anche se odiavo girare per ore sui carri intorno alla piazza.
Ricordo le sfilate della scuola coi vestiti cuciti dalla nonna. Un anno eri il dalmata della carica dei 101 e l'anno dopo, per ottimizzare la spesa del costume, toglievi le macchie nere ed eri un orso polare.
Un anno eri una coccinella, l'anno dopo, via guscio- zainetto ed antenne, cuciti attorno al collo quattro petali rossi ed eri un papavero.
Da ragazzina poi, l'anno in cui ero persa per un tipo dal ciuffo rockabilly, mi travestii da comparsa sfigata di Grease facendomi un sacco di viaggi mentali su noi due emuli di John Travolta ed Olivia Newton Jones. Inutile dire che ci rimasi malissimo quando me lo ritrovai travestito da prete. Assolutamente intoccabile.
Un anno invece, provammo a vincere un concorso in maschera. Io ed altre due amiche di allora. Ci travestimmo da angiolette con tanto di soffici ali e vestitino grigio cielo.
Non ricordo molto di quella sera ma mi è difficile scordare l'attimo in cui sul palco ci girammo spalle al pubblico ed azionammo le alette in su e in giù, tirando due corde a mo' di bretella, in un marchingegno di nostra invenzione che, oltre alla lussazione delle spalle per il peso, ci ha regalato il nono posto in classifica generale, nessun viaggio premio ed una buona dose di vergogna.
Ma io per Carnevale ho sempre sognato di essere una zingara.
Non le zingare con la borsa Borbonese che vediamo uscire dal Conad spingendo carrelli stracarichi.
No. Perdura in me l'immagine romantica della zingara che viaggia in un carrozzone in legno, con gli orecchini a cerchio e la rosa tra i capelli, le labbra rosso fuoco e la sfera di cristallo tra le mani.
Il vero problema è  che io non avevo niente da  mettere dentro quei corpetti dai lacci incrociati che avrebbero dovuto sostenere seni importanti. E a meno che non ci avessi infilato dentro la stessa sfera di cristallo con effetto monotetta, sarei sembrata più una piccola pastorella che una procace gitana.
Però martedì, martedì grasso, anche la mia piccolina è andata alla sua prima festa di carnevale
Lei ha scelto di vestirsi da principessa.
Un'idea abbastanza originale considerato che su 15 bambine solo 14 erano principesse!!!
La quindicesima era vestita da Peppa Pig.
Pizzi a gogò, cappellini, roselline, borsette e coroncine piumate.
I bambini invece erano un piccolo esercito di cowboy, pirati, guerriglieri e supereroi con tutta una serie di civili accessori quali martelli, spade, pugnali, pistole e fruste.
 Mi sono seduta su una sedia e li ho osservati tutti, maschi e femmine.
Ha iniziato a frullarmi in testa l'idea che tutto parta da qui.
L'infelicità della donna sta nella sindrome di Cenerentola.
A cinque anni il sogno più grande di una bambina è quello di vestirsi da principessa. Vuole andare al ballo con l'abito delle favole, quello più bello. Si agita già prima di prepararsi, smerciando ordini a destra e a manca all'ancella declassata al ruolo di schiava (ossia la mamma) di fare tutto come lei desidera: il trucco, l'acconciatura, l'abbigliamento.
Si guarda con vanità allo specchio, cerca conferma, si smania per arrivare dove deve andare con la speranza nel cuore di essere la più bella.
Già nella sua inconsapevolezza a 5 anni una donna entra e se la tira pure un pochino.
Po incontra il maschio. Il maschio di solito è già lì perchè per infilarsi la tuta da marine ci ha messo più o meno 20 secondi. Non gli piace molto essere truccato quindi al di là di un baffetto veloce non vuole impasticciarsi il viso che poi dovrà lavarsi troppo a lungo.
Al maschio di 5 anni della principessa non gliene frega un cazzo.
Non la guarda nemmeno a meno che lei non tenti di fregargli la pistola, la bomba a mano o le stelle filanti.
Non un "come sei bella", non un "che bel vestito che hai". Il maschio di 5 anni sta scorrazzando con un suo simile cercando di ucciderlo, di buttarlo a terra, di lottare sul pavimento possibilmente dopo aver mangiato due pezzi di pizza ed una fettina di salame.
Il vero problema è che la donna prova sempre, in qualsiasi modo, a piacergli. Così si adegua.
Le principesse si invaghiscono dei guerriglieri e dei pistoleri e, sollevando le vesti, scorrazzano inseguendoli coi loro lunghi strascichi che vengono sporcati e pestati. Cercando di mantenere un certo aplomb, finiscono per ricevere spintoni e strattoni fino a cadere per terra ed, immancabilmente, per piangere.
Non piangono per il male. Piangono perchè non è come si aspettavano fosse.
Ed inizia la loro piccola lezione di vita, alla festa dei cinque anni, un cliché che si ripresenterà a rotazione fino ai 25.
Aspettative, disillusioni, risate alternate a lacrime.
Mi chiedo se con l'età i maschietti arriveranno ad addolcirsi un po'.
Mi chiedo se con l'età le femmine proveranno a non innamorarsi del pirata sguercio ma cercheranno qualcosa che le farà soffrire di meno.
Mi chiedo come mai nessun bambino maschio si sia vestito da principe azzurro.
Eppure c'erano tante principesse che lo stavano aspettando.
Pensandoci bene mi sa che il vestito da principe azzurro non lo vendano nemmeno.
Probabilmente non va di moda. Da adesso fino ai 35.... e la colpa è anche un pochino delle donne e delle loro idee contorte.
Il principe azzurro deve essere azzurro dentro però deve arrivare vestito da stronzo.
Perchè, diciamolo, se non ci promette di farci piangere fino alle budella non lo vogliamo.
Perchè un pochetto noi donne ce l'abbiamo nel DNA quella vena di sadismo che ci fa godere se lui non ci guarda. Nemmeno se sei vestita da principessa.
E poi siamo bravissime a fabbricarci le favole. A tesserci bugie così contorte delle quali ci convinciamo con tutte noi stesse. Sappiamo il perchè ed il per come lui ci dice che non ci ama però ci ama. E' un po' come il bambino che ti snobba però tu pensi che in realtà con te ci voglia giocare.... non subito.... dopo. Tanto vale aspettare. Le principesse aspettano.... tanto prima o poi il principe deciderà bene di toglierselo quel vestito da stronzo!
Ma la verità è che se uno è uno stronzo non è un principe.
Non esistono vestiti.
Con calma.... verso i 35 una donna arriva a capirlo. Nel mentre, dai 5 ai 35 fa le prove.
Comunque alla festa c'erano tanti Peter Pan in giro. E' su di loro che va la mia speranza.
Oppure su quel bambino che, travestito da carabiniere, giocava a fare la guardia da solo, mano tesa alla fronte, spalle alla colonna, fermo immobile per buona parte della festa a sorridere sereno. Ecco quello sarebbe una sicurezza avercelo in famiglia.
Peccato che a metà festa un attacco di mal di pancia l'abbia costretto ad abbandonare la festa... e senza servizio d'ordine il caos più totale abbia regnato sovrano.
Le principesse hanno levato le vesti e sono tornate bambine, rosse e sudate tanto quanto i maschi. Gambe forti per correre e fiato quanto basta per urlare un'altra oretta.
Chi non ha desistito è stata la piccola Peppa pig.
Imperturbabile, nella sua vestina rossa con la codina a ricciolo. Sempre fedele al suo personaggio, lieta e sorridente ha smangiucchiato un sacco di ciambelline, ha giocato vicino alla sua mamma e non è stata rasa al suolo da nessun pistolero.
Chissà.... magari, con la sua semplicità, senza giocare ad essere nessuna al di là di se stessa, senza invidiare costumi più pomposi di quello che lei già aveva ed infischiandosene degli uomini, chissà..... magari nel suo destino c'è davvero un futuro da principessa!!!