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mercoledì 7 maggio 2014

RACCONTO SEMISERIO DI UN VIAGGIO IN MAROCCO 2 (della pelle e del deserto)

Se Tetouan mi era sembrata un'accozzaglia di gente in movimento senza senso, l'arrivo a Fez ha avuto un impatto ancora più forte.
A Fez vivono circa 2 milioni di persone, di cui 400.000 dentro la vecchia medina, in case che nemmeno si riescono a vedere, nascoste in vicoletti dove a malapena passa un uomo.
Non vedi la facciata delle case, ma vedi la parabola satellitare e capisci che lì ci  abita qualcuno.
Credo sia la nuova modalità di controllo nascite. Più parabole meno figli!!
Nella medina fa freddo. Le vecchie mura e le abitazioni abbarbicate una sull'altra creano un'ombra che non lascia passare i raggi del sole. Ci infiliamo una felpa ed iniziamo la scoperta di questa nuova realtà.
Siccome gira di qui, gira di lì, questo labirinto di stradine,sempre diverse ma sempre uguali, esclude qualsiasi possibilità di ritorno, ci forniamo di una guida locale che, col suo incedere sicuro e veloce, ci porta a visitare di tutto e di più, dal venditore di polli a Km 0 (nel senso che se vuoi un pollo, gli tirano il collo e te lo puoi portare a casa) a quello di acqua di rose che, da un bottiglione di grappa, te ne riempie uno mignon, al prezzo di uno Chanel.
Ogni tanto due urla ti fanno capire che se non vuoi essere travolto da un mulo in movimento devi distoglierti dal datterino che stai fotografando.
Ogni tanto il profumo di spezie ti ricorda che però la pizza ha sempre il suo fascino;
ogni tanto ti vengono in mente i nostri ipermercati super impostati e pensi che ci perdiamo un gran divertimento!!!
Man mano che avanzi non puoi fare a meno di notare che questo grande caos ha in realtà un suo ordine.
I quartieri si susseguono con un loro senso: dagli alimentari ai profumi, dalle stoffe ai metalli, dalla ceramica alla pelletteria.
Dopo esserti guardato più volte le scarpe, senza capire perchè senti odore di cacca ma inspiegabilmente sulle tue suole non ve n'è traccia, arrivi alle grandi concerie di Fez.
Con un mazzetto di menta sotto il naso per non nausearti, scopri che le pelli di capra e di cammello vengono immerse dentro vasche di liquido bianco che altro non è che cacca di piccione diluita e successivamente, tinte in altre vasche di rosso, giallo, nero.
Questi ragazzi, immersi nella merda fino alle ginocchia, si stracollano quintali di pellame sulle spalle ogni giorno.
Poi, tu puoi comprarti il giacchetto di pelle marocain o lo zainetto figo.
Siccome il mio zainetto cinese oltre che essere radioattivo, non ha resistito più di un giorno al peso di telefono e portafoglio, decido di acquistarne uno nuovo.
Allora. Partiamo del presupposto che trattare con un marocchino è una cosa estenuante da cui non puoi uscirne vincente.
Puoi provare a strappare il prezzo migliore possibile, mettendoti nell'ordine di idee che tutto quello che hai pagato in più, sarà come pagare il biglietto per partecipare alla contrattazione.
Secondo Abdul, dovrei pagare il mio futuro zainetto 1400 euro perchè è riuscito ad agganciarci anche due giacche di pelle, per la verità molto belle.
L'addetta alla trattativa sono io.
Amò mi guarda spazientito chiedendomi: "ma poi dove le mettiamo due giacche di pelle per i prossimi 5 giorni che ci sono 30gradi?"
Abdul non sa che lui è marocchino.... ma io sono io.
Tratto, tratto fino a quando, dopo averlo sfinito ed aver parlato col titolare del negozio, mi da la mano per 300 Euro. Affare fatto. Per lui.
Io voglio chiudere a 250. So benissimo che 50 euro andranno alla guida che ci ha accompagnato alla conceria, per cui saluto Abdul e gli dico che tornerò dopo, certa di riuscire ad ottenere quello che voglio.
Non so come abbia potuto non mandarmi affanculo.
Io al suo posto l'avrei fatto. Anzi... forse appena mi sono girata l'ha proprio fatto!!
Io guardo il solito americano cretino che sta  pagando la sua giacca 500 euro e gli sorrido.
Alla fine non sono più tornata, ho mangiato e su suggerimento di Amò ho comprato uno zainetto in un bugigattolo dall'unico marocchino che parlava napoletano, il chè è tutto un dire sul pacco che mi ha rifilato.
Deve esserci stato un intoppo! Lo zaino avrà saltato qualche procedura di trattamento perchè una volta riposto sul letto, il sentore che emanava una volta usciti dalla doccia, era quello di una capra che avesse defecato in camera nostra.
Una puzza così orrenda che non mi ha più abbandonato per tutta la vacanza.
Una puzza così terribile che il mio gatto, una volta a casa, ci ha pisciato sopra il secondo giorno di permanenza in garage.
Lasciata Fez ci dirigiamo verso Merzouga, nel Deserto dell'Erg Chebbi.
Partiamo alle 8 di mattina ed arriviamo alle 8 di sera, il chè è tutto un dire sulle condizioni in cui all'arrivo, vessava il mio sedere.
Certo, abbiamo sostato mezz'oretta per nutrire le scimmie libere lungo la via e siamo stati costretti ad un'ora di stop per un posto di blocco che ci ha però permesso di assistere al passaggio del tour del Marocco (una sorta di giro d'italia), in una zona dove il nulla regna sovrano, seduti su un muretto a ciglio strada.
Arrivati a Merzouga, lasciata la valigia a casa del cugino di Said, riempiamo il mio zainetto puzzolente con due robe di sopravvivenza e saliamo in groppa a "Bob Marley" ed "Il bianco". Guidati dal simpatico Hussein i due dromedari, dondolando tra le dune, ci mollano al campo nomade.
Una tenda berbera dove su un fornelletto a gas cuciniamo insieme il tajin e lo mangiamo. Accendiamo il fuoco, cantiamo e guardiamo le stelle.
La temperatura cala.
E' stata un'esperienza meravigliosa. Solo quando ho tirato la tenda della tenda ed ho realizzato che non ci si vedeva assolutamente nulla, che non si sentiva realmente nessun rumore, che ero davvero in un posto dimenticato dal mondo, ho avuto un po' di paura, stemperata dall'addormentarmi con un accendino stretto nella mano.
Non so cosa avessi intenzione di fare con quel coso in mano, se dar fuoco ai capelli di eventuali ladroni che sarebbero potuti entrare o controllare che Amò non se ne andasse abbandonandomi per sempre!!
Riapro gli occhi all'alba quando ogni ombra della luna è sparita lasciando il posto a quelle del primo sole tra le dune.
C'è un silenzio surreale.
Pensi alla gente berbera che vive la sua vita qui.
In villaggi di 40 persone, tra la sabbia, a 3 ore di fuori strada dalla civiltà (dove la prima "civiltà"non è quello che intendiamo noi).
Si spostano coi dromedari, hanno sussidi dallo stato per riuscire a studiare.
Tanti lo faranno e tanti altri no.
Seguono le piste.
Sanno se di notte è passata una volpe del deserto o quale specie di uccello ha lasciato le sue zampettate.
Riescono a capire a quanto tempo addietro risalgono i passaggi delle ultime carovane.
Leggono gli escrementi per orientarsi.
La sorella di Zaid deve partorire.
Lo farà nella tenda, insieme ad una levatrice.
E poi faranno festa. Tanta festa al suono dei loro tamburi.
All'alba una ragazza lava i panni dentro una tinozza d'acqua dietro ad una duna.
Non è facile da spiegare cosa lascia il deserto.
Più cose hai, di più preoccupazioni ti circondi.
Alle volte si perde il senso di quelle che sono le difficoltà vere, i bisogni primari di un uomo. Si cerca ad ogni costo una distrazione, qualcosa per riempire la testa.
Qui nel deserto ti devi bastare, e nel nulla, il non avere niente è avere tutto.

Il nostro viaggio è poi proseguito per le gole del Todra, per Ouarzazate, passando attraverso pittoresche kasbe e set cinematografici dove sono stati girati film come "il gladiatore, Cleopatra ecc. ecc. "per finire a Marrakech con la sua bellissima piazza carica di incantatori di serpenti, venditori ambulanti, artisti dell'henné, ristoranti e di tutto quel che va oltre l'immaginabile.
Ci siamo persino fatti un hammam.... ma di questo vi parlerò un'altra volta, magari il giorno che farò un giro in una spa!!
Intanto vi saluto e vi ringrazio per avuto la pazienza di leggervi tutto questo sproloquio marocchino.
Salam.

Ringrazio Said Ouattou per il tour e Zaid che tanto pazientemente ha guidato, col suo turbante in testa. I berberi del mio cuore!!
Per chi volesse fare questa esperienza:
merzouga.experience@gmail.com


domenica 13 ottobre 2013

PRESENZE ASTRALI

C'era una volta la gente della notte.
Lo cantava Jovanotti:

"La notte è più bello, si vive meglio,
per chi fino alle 5 non conosce sbadiglio..."

Io ero una di quelle che nella notte ci sguazzavo.
Mi sfiondavo di discoteca fino a tritarmi i piedi strizzati in scarpe altissime e gironzolavo in macchina fino all'alba con la pancia piena di pizza appena sfornata dal mio fornaio di fiducia.
Ogni volta rischiava una sincope.
Alle 5 di mattina gli trotterellevo per il negozio in minigonna ascellare, col tasso alcolico variabile dal leggermente brillo al ritiro patente, mentre lui  si bloccava con la pala a mezz'aria e la lingua pendula.
Mi portavo via un chilo di pizza calda e me la mangiavo in macchina.
Poi, dopo il dietetico spuntino, collassavo a letto fino al mezzogiorno, quando mia madre, a suon di maleparole, tentava di rianimarmi per una pastasciutta che piuttosto avrei vomitato.
Ora i tempi sono cambiati.
Le discoteche hanno più o meno chiuso e le mie serate si alternano tra una partita al "Gioco dell'oca" ed una overdose letale della "Principessa Sofia".
Quando proprio proprio voglio uscire dai ranghi mi concedo un "pigiama party" con mia figlia, dove anche i tramezzini al tonno si mangerebbero da soli pur di scappare dalla camera delle meraviglie, dove l'oggetto meno rosa che c'è assomiglia a un tenerone.
Praticamente cado in catalessi a mezzanotte ma, per non mollare la notte, tengo botta fino all'una e mi ritrovo alle 2 con gli occhi a palla e la voglia di andare in discoteca.
Come faccio non lo so, ma superata la fase del "se chiudo gli occhi svengo fino a domani" entro in iperattività e mi può fermare solo una mazzata in testa.
Inizio a girare per casa, pulisco l'impulibile, scrivo, disegno, cazzeggio su Internet fino a quando mi ritrovo inebetita davanti al video di Tipitipiti di Orietta Berti.
Entro in un circolo malefico che mi fa fare l'alba insonne contando le ore che mi mancano al trillo della sveglia (peraltro orrendo).
Così, l'altra sera, per fermare questa ruota che gira, ho scoperto la soluzione alternativa.
Un viaggio mistico che mi faccia girovagare tutta notte standomene però tranquillamente nel mio letto.
Parlo del Viaggio astrale.
Cos'è un viaggio astrale.
Un viaggio astrale é una tecnica di rilassamento che ci permette di staccarci dal nostro corpo materiale e di muoverci, come un'entità spirituale, per il cosmo.
É possibile vivere oniricamente tutte le esperienze che si desidererebbe fare nel mondo reale.
Si possono visitare negozi, incontrare persone, esplorare paesi.... Esistono un'infinità di meravigliose alternative.
Le cose fondamentali sono due:
1) non aver paura durante l'esperimento che è assolutamente innocuo
2) assicurarsi di non venire interrotti per consentire un sereno rientro nel nostro corpo addormentato. Nel caso questo capitasse, dormire almeno 10 minuti per riallineare anima e corpo.
Lo so, sembrano stronzate, ma al momento mi sono sembrate l'idea del secolo tanto quanto la lavatrice o la piastra x capelli.
Esaltata da questa scoperta, mi sono coricata a letto, in una posizione confortevole, mi sono infilata gli auricolari alle orecchie e ho dato inizio al mio primo viaggio astrale in autoipnosi con il mio guru: You tube.
Se qualcuno fosse interessato all'esperienza può tranquillamente cercarlo in rete.
Dopo un tempo indefinito, suppongo una ventina di minuti, durante il quale probabilmente stavo vagando verso lidi ignoti, Amò è tornato a casa ed è salito in camera da letto.
Il mio risveglio è stato traumatico.
Ho aperto gli occhi e ho visto una figura in piedi al mio fianco, coi capelli a penzoloni, nella penombra della lucetta blu, trafficare col mio Ipad in mano, nel tentativo di sbrogliare il filo delle cuffie impigliato nei miei padiglioni auricolari.
Mi sembrava una via di mezzo tra l'arcangelo Gabriele e la bambina di The Ring.
"Ma che ca@@o fai?" gli sbarbaglio, svegliatami di soprassalto.
"Ma che ca@@o fai te?!! Sei scema? C'è l'Ipad acceso sul letto!! te lo tolgo!! stavi russando a bocca aperta!!"
"No!!! non stavo dormendo" ho strafugnato come un'ebete "ero da Zara che facevo Shopping! stavo guardando le nuove collezioni!!"
Amò è sconvolto.
"Da Zara?? Ma sei fuori??"
Provate voi a far capire al vostro compagno che alle 3 di notte siete in autoipnosi astrale!!
Cerco di spiegare invano "Mi ero staccata dal mio corpo e stavo viaggiando per la notte! Adesso che mi hai interrotto, il mio io astrale non si è ricongiunto al mio io corporeo e ho un gran mal di testa...."
"avrai mal di testa perchè non si sa da quanto russi con quei cosi nelle orecchie!!! Tiravo e non capivo perchè l''Ipad non venisse via!"
"Perchè era attaccato alle mie orecchie!!
E mi è venuto da ridere.
Insomma. Amò mi ha bloccato nel bel mezzo del mio shopping notturno.
Dovevo fare ancora un sacco di giri.
Volevo vedere Berska e Pull and Bear (mi accontento, non è che il mio io astrale sia milionario!) volevo far visita a qualcuno ed andare a conoscere Kate Moss a Londra.
Ha rovinato tutto.
La prossima volta mi sa che bisognerà tornare alla vecchia maniera: lasciar perdere i viaggi astrali e ripiegare su una buona camomilla soporifera!
O magari ci riprovo.... con i dovuti avvertimenti.
D'altronde lo diceva anche Jovanotti:

"di notte le parole scorrono più lente
però è molto più facile parlare con la gente,
conoscere le storie, ognuna originale,
sapere che nel mondo nessuno è normale"

Appena mi stendo a letto lo vado a trovare.... gli devo dire due paroline....
Buona notte!!

giovedì 1 agosto 2013

Quanti cavalli ha la tua auto?

Amo molto i viaggi in autostrada, specialmente quando, dopo esserti arrostita come una cotoletta in spiaggia per 10 ore, rientri col sole sparato negli occhi al tramonto e una piadina nella pancia che pesa come un masso sul tuo stomaco. Amo soprattutto le sinergie umane che si creano tra gli automobilisti, gli sguardi stanchi che si incrociano dai finestrini e i complimenti gratuiti che rimbalzano nell'abitacolo con grida che non vengono sentite:
"Questa di sicuro è una donna.... Ma decidi in che corsia stare... Ma passa deficiente.... Coglione ti muovi.... "
Sono solo alcuni esempi del bon ton automobilistico di amò.
 Io amo molto stare appollaiata nel sedile passeggero, scalza, con i piedi appoggiati sul cruscotto e sorridere innocentemente dal finestrino, come una invisibile scusa,  ai poveretti che vengono investiti da una cariolata di insulti. Eppure il viaggio è relax, con una bella musica di sottofondo, il ronzare dell'aria e il tramonto che ti avvolge.
Io non sono stata mai molto fortunata con le auto.
 Diciamo che la mia storia inizia da piccola quando, intorno ai 5 anni,  mia madre decise di far visita alle rane di un fosso, nella periferia di Poviglio, col 128 verde di mio padre. 
Ricordo che aprì la porta del in garage completamente fradicia, i capelli incollati alla faccia,  incazzata come una iena ma dignitosissima nei suoi jeans skinny scamosciati su un improponibile tacco 12.
Soldi non ce n'erano granchè così, ripescato il relitto, girammo ancora per un po' di tempo con quel mezzo dalla tappezzeria  impregnata da un nauseabondo odore di palude finchè papà di decise ad acquistare una nuova "127 bis" rosso fuoco. Non mi sono mai chiesta il significato di quel "bis" ma papà sembrava assolutamente convinto di  aver comperato l'auto del secolo. Un macinino che sembrava una piccola coccinella senza pois col quale girammo mezz'Italia, arrivammo fino in Puglia senza aria condizionata e senza radio. Altro che SUV. Oggi serve il suv anche per portare tuo figlio all'asilo, col rischio di perdertelo sotto a un sedile alla prima curva.
Con la 127 bis rossa non potevi nemmeno sperare di riuscire a spostare una gamba. 12 ore di viaggio e 12 ore fermo immobile col motore sotto al culo. Dovevi fare attenzione a scendere perchè, alla prima sosta, rischiavi di tramortire al suolo per la paralisi degli arti inferiori.
Comunque quella 127 fece il suo buon dovere così ferocemente che dovemmo demolirla pena ritrovarcela  in garage come "christine, la macchina infernale".
La pubertà invece, il momento di massima vanità, in cui da bambina inizi farti donna, a godere degli sguardi dei ragazzini nei tuoi momenti di  passeggio è corsa via,  in un tubo nero, sui sedili posteriori di un'auto giapponese.
 Mio padre, assolutamente esaltato e convinto delle sue idee, valutò attentamente il suo acquisto in un periodo in cui in Italia giravano solo auto italiane: o FIAT o ALFA ROMEO, generalmente le prime se eri del Nord, le seconde se venivi dal sud. 
Seppur con tanto impegno, nessuno riuscì a dissuaderlo. 
Bene. Io ho passato l'adolescenza cercando di nascondermi nei sedili posteriori di una Hyundai. Ma non una Hyundai normale. Una Hyundai che si chiamava....  PONY. 
Ne sono state vendute più o meno 3. Una ce l'avevamo noi!!! Accessoriatissima e dai sedili azzurro cielo, su tre una ce l'avevamo proprio noi!!
Ma il problema non era il cofano, il muso per intenderci, il vero problema stava sul baule, a destra della targa. Avanzai anche l'ipotesi di nasconderlo con  un adesivo. Nulla. Io fui condannata a girare con una macchina che si chiamava PONY. Io, col primo rossetto, i braccialetti al polso come Madonna, con i primi jeans da paninara e le Timberland strafighe passavo davanti al bar del paese cercando di buttarmi sotto il livello del finestrino sulla..... PONY.
 Mi sono vergognata come una marmotta, peggio di un brufolo in piena fronte spuntato al venerdì sera. 
Le battute nel tempo si sprecarono: Hai parcheggiato l'asino? Dove hai lasciato il cavallo? Dov'è il carretto? 
Non ho potuto farci nulla. Ho lasciato che la Pony mi scarrozzasse avanti e indietro per anni fino a quando non venne sostituita da auto dai nomi meno pittoreschi.
Purtroppo, passato un periodo di auto più o meno normali, due anni fa ho avuto una ricaduta, un'idea balorda che nessuno è stato così cortese da levarmi dal cervello. Ho comperato una ROOMSTER. 
Praticamente ce l'abbiamo io e il fornaio.
 Non è male.... spaziosa, con un bel baule dotato persino del vano portavasi di fiori (chi non compra vasi di fiori?) praticamente un mini appartamento ambulante. 
Sembra un lego. I sedili si piegano e si rialzano con la facilità con cui si aziona uno schiaccianoci però, come dice amò, è un po' piantata. 
Praticamente puoi spingere l'acceleratore a tavoletta e questa non si schioda dagli 80, salvo poi non fermarsi più, una volta che è lanciata in corsa. Per fare un sorpasso a Reggio devi essere certo che chi viene in direzione contraria sia più o meno a Parma. In caso contrario rischi il frontale.
Alla fine mi sono rassegnata.
Una guida tranquilla, un bel cd, qualche gadget per rendere il suo interno un po' più femminile. E viaggio..... anche con la mia Roomster...  con la consapevolezza che non si sorpassa, che non si va in terza corsia per più di 3 minuti e che c'è tempo per tutto e per tutti. Se qualcuno ha troppa  fretta io alzo il dito medio (accessorio decisamente più utile del volante in radica) e continuo per la mia strada....  per il mio viaggio.....  serena, fino alla prossima meta.