martedì 7 luglio 2015

VUOI L'AMANTE? Fatti un .....

Qualche mese fa parlavo con una conoscente.
Mi diceva che quando l’assenza del marito, vuoi per motivi lavorativi, vuoi per motivi personali, è tale da provocare nella donna un invalidante senso di solitudine misto a depressione, la cosa migliore che questa donna può fare è trovarsi un amante.
Me l’ha sparata così, un po’ come quando uno ti dice “fatti un aperitivo alle otto”. 
Due olive, una patatina ed una trombatina prima dell’insalata di riso!
Olive a parte, immagino che per “amante” intendesse un uomo riservato, di aspetto piacevole, di appetito instancabile e di immediata disponibilità.
Una roba semplice. 
Qualità che puoi trovare in chiunque. In Amazzonia.
Ma io abito a Poviglio, un paese in cui se scorreggi lo sa pure la zia del fratello del cugino di Marcellino e non in Amazzonia dove sono tutti nudi e non passano la giornata a misurarsi il pisello!
A Poviglio se vuoi un amante devi gestirlo, il ché comporta eccessivi chilometri macinati con un pattume puzzolente in mano e spese veterinarie altissime per curare la prostatite che hai provocato al tuo cane a forza di farlo pisciare.
Devi avere la certezza di riuscire a gestire in contemporanea due uomini che ti chiamano, messaggiano, massaggiano, scrivono su what’s up, postano foto su Facebook ed Instagram… insomma devi avere il controllo continuo su due fronti senza rimpiangere l’Amazzonia.
Certo... inserire password che al 90% dei casi verranno sgamate è un’idea, come può esserlo anche modificare i nomi della rubrica. 
Mattea e Davida desteranno qualche sospetto, ma tanti altri nomi passeranno senz’altro inosservati!
Una volta avevo un fidanzato che intratteneva ripetitive e prolungate conversazioni con tale “Mario”. 
Mi ero seriamente convinta che fosse diventato gay ed avesse paura di confessarmelo. 
In realtà non era gay ed aveva solo paura di essere bastonato a morte.
Considerato che ultimamente i miei dialoghi migliori li intrattengo con il Ficus Benjamin (che non è quel gran figo arrivato dagli USA ma ahimè, solo un triste rametto dell’Ikea) e che ieri l’altro, a tavola, spiegavo a GIORGIO, il mio amico immaginario, che l’impianto di irrigazione deve avere qualche problema, mi è sembrato doveroso e rispettoso farmi questo regalo.
E invece dell’amante mi sono fatta il Bimby.
A detta del corriere che ha mollato il pacco nel bel mezzo del mio salotto con la delicatezza di un primate, il Bimby è un elettrodomestico fantastico. 
Emulsiona, trita, frulla, cuoce, pesa, mescola e soprattutto non lascia mutande in giro, non ti telefona mentre stai pulendo il water e non rientra alle tre di notte mentre tu stai pascolando con le pecore che hai precedentemente contato tra le pendici della val Laurina.
“Ieri sera mi sono fatto il purè. OT-TI-MO” ha asserito con tanto di bacio a schiocco su pollice/indice uniti e sguardo soddisfatto.
E se te lo dice l’autista della Bartolini, un ominide con addosso la t-shirt della sagra dello spinacio del 2010, mica puoi dubitare della sua parola… nemmeno se fuori ci sono 40 gradi e sai perfettamente che neanche sotto tortura trangugeresti del purè al 4 di luglio!
Comunque, vista la quantità d’acqua che si è tracannato mentre gli staccavo l’assegno, è pure possibile che mezzo chilo di patate albergasse ancora nel suo stomaco.
Quella notte io e Giorgio ne abbiamo discusso profondamente prima di addormentarci ed abbiamo deciso di dare una chance alla sua credibilità.
Una volta sballato il Bimby l’ho posizionato sul ripiano della cucina, nello spazio tra il forno microonde e l’integratore vegano di mio marito che, da qualche mese, pare essere diventato vitale per la sua sopravvivenza: il Gorilla Perfect (che non ha nulla a che vedere con l’incremento delle prestazioni erotiche. O almeno io non ho notato differenze ;-)).
E’ un insieme di riso, cocco e lupini che, un’azienda vegana, grazie ad un team di addetti marketing e grafici particolarmente brillanti, è riuscito ad immettere sul mercato con questo nome che non si può sentire e che mi costringe a cenare con gli occhi di King Kong piantati sulla forchetta.
Di solito quando Amò non c’è, ruoto lo sguardo del gorilla verso il lavandino, ma oggi, con la scusa del Bimby me ne sono definitivamente liberata.
In effetti il Bimby, oltre a costare quasi come una Panda ha anche le dimensioni di una Panda e capirete che in cucina non c’è spazio per tutto.
E’ necessario liberarsi del surplus.
Ho scelto il Bimby come amante perchè il solo guardarlo e pensare di farci quel che voglio mi ringalluzzisce tutta.
Lui è sempre lì, pulito e lucido.
E’ pronto all’utilizzo a qualsiasi ora del giorno e della notte e non necessita di depilazioni varie prima di ogni incontro.
Ogni tanto, quando ci passo davanti lo accarezzo, gli parlo, gli dico che va tutto bene. 
Gli do un colpetto con lo straccio e gli sorrido.
Lo amo. Lo curo come ci si affeziona ad un tamagotchi gigante.
Quando finisce un passaggio mi chiama con un ripetuto “blin blin “.
Tu togli quel boccale che sembra un grande utero d'acciaio dalle braccia che l’hanno tenuto avvinghiato stretto durante tutto il tempo della preparazione e sospiri di gioia.
Non manca un colpo, non sbaglia mai. 
Mai una parolina fuori luogo, mai un “Mario” sul suo display.
Una volta ho scoperto una “Norma” ma non era niente di importante.
Mi ha spiegato che si trattava solo di uno spaghetto.
E poi ti lascia sbizzarrire senza vergogna in tutto quello che vuoi, ti prepara il tè la mattina e la tisana alla sera senza mai addormentarsi mentre gli stai snocciolando i problemi della tua giornata.
Manca un po’ il calore di un vero uomo sulla pelle ma, con un po’ di fantasia, puoi ovviare scaldando acqua a temperatura 35, 5 minuti, velocità 1 e rovesciandotela addosso.
Attenzione: ponete particolare supervisione alla temperatura per non finire al centro grandi ustionati.
Ho letto che ti aiuta a cucinare qualsiasi cosa: pasta, pizza, focacce, pesce e verdure in varie modi.
Io ci credo. 
Se no non si spiegherebbe perchè tutte le donne ne siano così entusiaste.
Un giorno mi ci metterò d'impegno.
Per ora ci faccio un sacco di mohito.
Uno io, uno Giorgio e quel che resta al ficus Benjamin che si sta inspiegabilmente riprendendo.
Passiamo le serate così.
A ridere della vita.
Poi andiamo tutti a letto felici senza controllare il telefono e senza rompere i coglioni al cane che sta sonnecchiando tranquillo nella cuccia.
Mi spiace per il gorilla, prometto che stasera gli preparo il plumcake alle banane!!!

:-))))))

Barbara